Giappone, lo spirito nella forma

Sezione: Mostre d'Arte

Il ciclo di esposizioni "Giappone, lo spirito nella forma" ha inteso proporre ad appassionati, visitatori e turisti eventi e manifestazioni sulle arti tradizionali giapponesi con l'obiettivo di arricchire la passione e la curiosità di quanti già avvertono il fascino della cultura orientale e cercando nel contempo di costruire e stimolare l'interesse di coloro che vi si sono finora accostati con difficoltà.

Nella specificità il progetto si è articolato lungo una direttiva artistica che ha cercato di offrire una visione delle eccellenze artistiche della cultura giapponese.

Ceramica e Bonsai

Tra la fine del 2007 e l'inizio del 2008, Yoshin Ryu ha proposto nelle sale storiche di Palazzo Bricherasio a Torino la mostra dal titolo: "Giappone, lo Spirito nella Forma. CERAMICA E BONSAI", con artisti di tre diversi continenti; un'esposizione che ha ripercorso, tra Tradizione ed Avanguardia, due arti antichissime della cultura giapponese: lo Yakimono (la ceramica giapponese) e il Bonsai. Arti apparentemente diverse che fanno però riferimento a un metodo e ad una spiritualità comune, così da renderne possibile un affascinante e suggestivo accostamento.

L'esposizione ha offerto ad un numerosissimo pubblico di visitatori 96 opere provenienti da Italia, Spagna, Stati Uniti e Giappone.

In ogni occasione sono proposti al pubblico percorsi e iniziative inusuali, che hanno sempre come focus centrale le tematiche connesse all'Uomo, alla sua crescita e al suo equilibrio complessivo, affrontate però in una logica comparativa ed interculturale, in cui l'aspetto emotivo, oltre che estetico - artistico, rappresenta un fattore fondamentale.

SHODO, l'Arte della Calligrafia

Inaugurata il 10 ottobre 2008 nelle storiche cantine di Palazzo Barolo da poco restaurate e proseguita fino al 23 novembre, ha avuto seguito la seconda fase del progetto con oltre cinquanta opere dei Maestri calligrafi Ogawa Taizan e Imae Midori, insieme alla partecipazione della Maestra di Cerimonia del Tè Horiuchi Sanae, che hanno coinvolto il pubblico in un nuovo percorso nelle arti tradizionali giapponesi nel rapporto dinamico e inscindibile che la Cultura di questo Paese ha tra le sue più antiche tradizioni e le più recenti avanguardie e sperimentazioni.

Oltre all'allestimento nelle sale di Palazzo Barolo, sono state programmate: un grande evento pubblico in piazza San Carlo, diverse conferenze, workshop e dimostrazioni dei Maestri ed attività didattiche con le scuole di tutto il Piemonte.

OMOTE, le Maschere del Teatro No

L'inverno 2009 ha rappresentato, per i cittadini piemontesi e non solo, un'occasione unica per ammirare le meravigliose e rarissime maschere del Teatro No: le affascinanti e misteriose cantine di Palazzo Barolo sono state nuovamente la cornice per il suggestivo allestimento di venti opere scultoree del Maestro Nomura Ran; maschere da rappresentazione teatrale in grado di racchiudere lo spirito dell'artista artefice dell'opera per poi trasformarsi in quello dell'attore che le renderà vive con la sua interpretazione.

Le migliaia di visitatori in sole cinque settimane non possono che essere definiti un successo: il terzo capitolo del progetto "Giappone, lo spirito nella forma" conferma il trend di crescita delle iniziative della Yoshin Ryu in termini di pubblico. Questo a confermare che il pubblico stesso ormai conosce la metodologia dell'offerta culturale della nostra Associazione e la reputa una valida ed affidabile realtà, in grado di ideare e realizzare manifestazioni di qualità ed interesse crescenti. Altro aspetto da rilevare è l'età media dei visitatori: per questa mostra in particolare si è registrata un'elevata affluenza di pubblico giovane, in una fascia compresa tra i diciotto e i venticinque anni.

Visite guidate e tre diversi laboratori didattici hanno coinvolto centinaia di bambini e ragazzi, dalle scuole materne a quelle superiori. I picchi di oltre mille visitatori in una singola giornata, attestano la mostra OMOTE ai livelli di visita dei più grandi musei della Città di Torino, dati difficilmente riscontrabili in altre manifestazioni realizzate sul territorio.

NINGYO - Bambole dal Giappone - atto primo

Il passo successivo che la Yoshin Ryu ha desiderato compiere e far compiere al pubblico è stato racchiuso nel progetto biennale attraverso un nuovo territorio "magico" in cui la voglia di spaziare è stata molta ed è stata anche confortata dalla grandissima offerta artigianale e industriale che contraddistingue la produzione di bambole in Giappone.

Per necessità di tempo, spazio e chiarezza è stato appropriato ridurre il progetto razionalizzando la ricerca e l'offerta ad alcune tipologie di bambole ritenute più rappresentative e, soprattutto, in linea di continuità con il percorso effettuato sino a quel momento: questo il motivo per cui questo nuovo percorso culturale è stato diviso in due atti e due esposizioni separate.

Il primo nel 2010, è stato dedicato a diverse tipologie di bambole per far conoscere al pubblico una nuova parte dell'arte giapponese.
Attraverso la loro storia è possibile leggere l'evoluzione delle concezioni politiche e religiose del Paese. Nelle oltre duecento tipologie esistenti si ritrovano le abilità artigianali ed i materiali tipici delle varie regioni, dal legno al bambù, alla carta, alla porcellana, fino all'avorio. Tuttora nella Cultura del Sol levante, la loro presenza è sufficiente a siglare un'amicizia, a proteggere e purificare dal male, ad accompagnare nella loro crescita armonica bambini e bambine essendone anche, naturalmente, fedeli compagne di giochi. Secondo una concezione tipicamente giapponese, di derivazione shintoista, le bambole hanno una loro "anima": tamashii, ossia l'emanazione dello spirito dell'artista che l'ha realizzata.

KARAKURI - Bambole dal Giappone - atto secondo

Il secondo atto ha visto, nel 2011, la centralità delle bambole meccaniche: oggetti dotati di un'estetica frutto di una straordinaria abilità artistica, che passano da padre in figlio da generazioni costituendo, così, un ponte ininterrotto tra passato e presente. Esse mantengono forte il collegamento con la tradizione e gettano le basi per progetti tanto all'avanguardia da risultare fantascientifici. Non è difficile, infatti, rinvenire nelle Karakuri Ningyo dell'epoca Edo le antenate della moderna robotica, che vede negli scienziati giapponesi gli sviluppatori certamente più attivi ed appassionati.

E' su quest'ultimo aspetto che l'esposizione ha esteso la sua proposta con un affascinante assaggio di ciò che è la robotica oggi in Giappone ed in Italia, grazie al contributo di Mitsubishi Companies, al Dipartimento di Robotica e Automatica del Politecnico di Torino e a SIRI Associazione Italiana di Robotica ed Automatica.

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